mercoledì, 24 Luglio 2024

“Ciro oggi non tornerà più a casa. Era uscito come ogni mattina per andare al lavoro, quel lavoro che oggi l’ha ucciso, quando è caduto dall’impalcatura su cui stava lavorando, in un cantiere a Nova Siri, per una ditta di ristrutturazioni edili. E io sono stanco”: dichiara Emidio Deandri Reggente ANMIL di Matera e vicepresidente nazionale Anmil.

“Sono stanco di continuare a urlare la mia indignazione per questa mattanza – continua Emidio Deandri –  che, in ogni parte di Italia, ogni giorno esige un tributo di vite umane. Oggi è Nova Siri, e domani dove? Sono stanco di continuare a commentare questo bollettino di guerra che ogni giorno snocciola nomi che, dopo aver avuto gli “onori della cronaca” per poche ore, poi cadranno nel dimenticatoio».

«Sono stanco di andare a funerali e, tra l’indifferenza di tanti che non vedono l’ora che finisca la cerimonia, non avere il coraggio di guardare in faccia le mogli e i figli – poi commenta Emidio Deandri – anche se io stesso tanti anni fa ho subito un incidente sul lavoro di cui porto ancora i segni, ma che devo dirgli? Che sono stato più fortunato di Ciro? Di Antonio? Di Giovanni?»

«Perché loro sono morti – denuncia poi il Vice Presidente nazionale dell’Anmil – mentre l’INAIL continua a segnalare che, nell’indifferenza generale, ogni giorno le denunce di infortunio sul lavoro sono oltre 2.000: i trattori si ribaltano e provocano morte e allo stesso modo i muletti, così come continuano a ripetersi le cadute dall’alto. È ora di smetterla di usare la retorica perché dietro queste morti ci sono famiglie distrutte e per le cui storie non c’è nulla su cui costruire”.

“L’Anmil, che da 80 anni si occupa delle vittime del lavoro, è proprio alle famiglie che rivolge la massima attenzione perché, oltre al dolore, il misero risarcimento previsto da una norma del 1965 mette in ginocchio anche situazioni familiari quasi sempre non rosee, quali quelle degli operai – sottolinea Emidio Deandri – che sono gli ultimi di una catena dell’economia di cui si parla continuamente, ma poco o nulla si fa nel concreto”.

“Non è più tempo di indugiare su problemi e scelte che tutti conosciamo, ma che nei fatti non vogliamo applicare – conclude Emidio Deandri – e non serve scendere in piazza, serve scendere dal piedistallo della retorica e trasformare il dolore in azioni positive, come facciamo con le nostre testimonianze, andando nelle scuole e nelle aziende di tutta Italia, perché ci sono aziende che ci credono, si impegnano e riescono a far tornare a casa tutti i lavoratori”.

“Noi siamo vicini alle famiglie di Ciro e di tutti gli altri che hanno perso la vita svolgendo il proprio lavoro – conclude il Vice Presidente nazionale ANMIL Deandri – e siamo pronti a offrire tutta la comprensione e il sostegno possibili di un’associazione fatta di persone che hanno vissuto sulla propria pelle queste tragedie e che sanno cosa accade dopo… Per questo ci stringiamo alle famiglie e chiediamo a tutti di fare la propria parte. Ma proprio a tutti”.

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