La seconda fase del lockdown si è aperta tra dubbi e incertezze e sembra andare avanti in questa direzione;  mentre si affastellano decreti, proclami e discussioni sterili,  c’è il Paese-Italia in grande difficoltà, non ancora uscito dall’emergenza sanitaria, che sta annegando in un’altrettanto  grande emergenza: quella economica. Tale  crisi  non risparmia nessuna categoria, dalle famiglie ai commercianti fino alle imprese;  interi settori della nostra economia si sono  fermati sulla soglia di una ripartenza lenta e imbrigliata nelle mille pieghe di una burocrazia che invece di allentare le briglie sembra accanirsi in procedure farraginose e poco chiare alla faccia di quella trasparenza tanto  proclamata.

Siamo già a maggio inoltrato e, forse, siamo approdati alla tanto  attesa   pubblicazione di un decreto che avrebbe dovuto correggere  e snellire le procedure previste dal precedente decreto (il cd decreto liquidità chiamato così, per l’ appunto,  perchè avrebbe dovuto immettere liquidità nel sistema produttivo e sociale del paese). Purtroppo, ad oggi, questa liquidità non solo non è arrivata ma sembra quasi un miraggio, si sprecano le promesse e le parole, ma il malcontento regna sovrano perché la mancanza di liquidità sta spingendo le famiglie e le imprese a rivolgersi al prestito usuraio: sic stantibus, invero,  era prevedibile!

 Infatti, le organizzazioni criminali stanno sfruttando questo momento di crisi per aumentare il loro potere.  Non ci sono zone franche, sebbene le modalità d’azione si presentino diversamente a seconda delle aree economiche, sociali e culturali del Paese; dal Comitato Nazionale Per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica è emerso  che già nel mese di marzo, a fronte di un generalizzato crollo di ogni tipo di reato, l’unico in aumento è l’usura che  registra  un  preoccupante aumento  del nove per cento  rispetto al dato di marzo 2019:  un valore in  allarmante  ascesa anche se sol  si pensa che il trend dei delitti nel suo complesso ha fatto segnare un meno 66% su tutto il territorio nazionale.

In effetti,  in tempi difficili  come  quello attuale,  c’è chi  combatte la  crisi  e chi la cavalca facendo affari, investendo e controllando i territori e, nella fattispecie, creando  consenso  sociale tramite prestiti  ad usura elargiti dai  grandi   clan criminali organizzati nonché anche dal piccolo usuraio di paese che approfitta della difficoltà del “vicino di casa’’ per ricavarne profitti e utili.

Nessuno degli  operatori  commerciali in nessun  settore  economico  è esente dal rischio: da  quelli, più vulnerabili, identificati nei piccoli esercizi commerciali di abbigliamento, ristorazione e artigianato  passando  per l’edilizia  fino  ai  grossi appalti pubblici  dove il rischio è da allarme rosso atteso  che la partecipazione  e  l’assegnazione degli  stessi  dipende in larga  parte  dalla forza economica “liquida” dei  concorrenti e, di  conseguenza, è  agevole  che ivi si  annidi  sia il fenomeno di riciclaggio di capitali  illeciti  sia l’illegittimo  ottenimento  di  soldi  pubblici  a  mezzo  di  imprenditori  contigui  alla  criminalità  organizzata.

Quotidiane  notizie  di  cronaca giudiziaria ci insegnano che l’usura è uno dei reati-spia sui quali il Ministro degli Interni ha previsto l’intensificazione delle attività di prevenzione delle forze di polizia proprio  sul fenomeno del riciclaggio e sulle dinamiche societarie a partire dai  grandi  Lavori  Pubblici  fino alla filiera agroalimentare, all’approvvigionamento del materiale medico, al comparto turistico alberghiero nonché ai settori  della distribuzione al dettaglio della piccola e media impresa.

 Nella Giornata della Legalità, nel giorno dell’anniversario della strage  di  Capaci,  l’avv. Angela Franchini (nella foto), presidente dell’Associazione Antiusura “Sviluppo e Legalità’’, che da anni opera nel settore della prevenzione dell’usura e del gioco d’azzardo patologico, si fa portavoce  del grido di aiuto che arriva da chi non può pagare i debiti e che,  per inesorabile necessità, si piega alle offerte  di  denaro  sporco e, ovviamente, è praticamente, è nella  impossibilità di  denunciare l’illecito  sopruso.

In modo particolare, ci si riferisce alle famiglie, agli  artigiani, ai negozianti e ai piccoli imprenditori in grande difficoltà che nell’attendere un aiuto dallo Stato – che a dire il vero tarda ad arrivare – devono prestare  “attenzione” a non cadere in mani sbagliate di falsi mediatori finanziari o in trabocchetti travisati  da facili guadagni che potrebbero essere, come  quasi  sempre  sono,  per loro fatali.

L’invito a codeste  categorie  sociali è  quello di   adoperare sempre e comunque, lontano  dai  facili  miraggi,  nella Legalità rivolgendosi agli Uffici Pubblici  e  Privati ad essa preposti  in nome di un principio che  regola una sana e pacifica convivenza civile e sociale.

Diceva il Dott.  Giovanni Falcone che “Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno”, ma  se cittadini e  Stato interagiscono, allora è più  facile  sconfiggere  l’illegalità e, finalmente, potremo  giungere  alla  realizzazione  della  bellissima Utopia  sognata dal  suddetto  Magistrato, vittima  di  mafia, secondo cui : “Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”.

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