Da Grottaglie a Matera, dopo aver marinato la scuola, a soli 12 anni. Lo faceva con i suoi amici e lo ha fatto così tante volte che la città dei Sassi, poi, un po’ gli è rimasta nel cuore tanto da dedicarle un libro, La ballata dei Sassi (Sperling & Kupfer), e da parlarne sempre come fosse rimasto incantato dalla bellezza degli antichi rioni e dai loro scorci mozzafiato.

È quanto ha confidato Carlos Solito (scrittore, regista, fotografo e giornalista) ieri sera al Vicolo Cieco durante la rassegna “Sassi & Parole” promossa dall’attore Nando Irene che ha provato, con successo, a far ripartire Matera dopo il lockdown anche dal punto di vista letterario.

Solito, giramondo, innamorato della “capitale delle vertigini”, Matera (La ballata dei Sassi è un romanzo che può anche essere letto come una dichiarazione d’amore verso questa città, in fondo è una guida emozionale su alcuni luoghi suggestivi dell’hinterland), si è lasciato andare raccontando aneddoti, sensazioni ed emozioni che lo legano agli scenari senza tempo che fanno da sfondo alla sua Ballata. C’è un inseguimento tra Maria ed Ettore da Milano a Matera, che dopo giorni riescono a sfiorarsi con lo sguardo il 2 luglio, la festa della Bruna, proprio durante la rottura del carro in cartapesta. Ma dovranno inseguirsi ancora, complici i versi poetici di Ettore che lascia scritti qua e là su alcuni bigliettini: perché Maria è un’editrice ed Ettore, che scrive poesie con una vecchia macchina da scrivere, ha un talento non indifferente.

La nostalgia del passato – che si rispecchia in un vecchio telefono a gettoni o nella preziosa Lettera 32 – diventa la riscoperta del vintage, indissolubile dalle descrizioni accurate e accorate di Solito interpretate, ieri, dall’attore Giorgio Consoli che ha contribuito ad arricchire una serata dallo spessore culturale notevole.

Parlare della Ballata dei Sassi è stato solo un pretesto per un tuffo nel passato di Carlos: tra le altre cose ha ricordato come il nonno, che lo ha cresciuto, avesse fatto in modo di trovargli un posto fisso. Rifiutato, ovviamente, con buona pace del nonno che di quel nipote un po’ scapestrato ma certo pieno di talento aveva già capito tutto. Con una luce negli occhi che non aveva bisogno di parole, gli regalò proprio una Lettera 32  – quella con cui poi Carlos ha scritto il prologo della Ballata. Quasi un romanzo nel romanzo, quindi, narrato con una spontaneità disarmante: la stessa che lo rende una delle firme di spicco del panorama letterario nazionale e uno degli “sguardi” – fotograficamente parlando – che riesce a conferire intensità a ogni scatto.

Carlos Solito, scrittore, fotografo, giornalista e regista, è nato a Grottaglie, in provincia di Taranto. Gira il mondo da giovanissimo e collabora con numerosi magazine e quotidiani nazionali realizzando reportage di viaggi. Dirige spot pubblicitari, videoclip musicali e cortometraggi. Le sue fotografie sono state esposte in diversi Paesi e ha pubblicato una ventina di volumi illustrati per i più importanti editori italiani. Ha firmato la raccolta di racconti Il contrario del sole (Versante Sud, 2010) e Montagne (Elliot, 2012), insieme a Dacia Maraini, Paolo Rumiz, Maurizio Maggiani, Franco Arminio, Andrea Bocconi e altri.  Il suo primo romanzo è Sciamenesciá (Elliot, 2016).

Per Rizzoli ha pubblicato quest’anno Sogno a Sud. Salvador Dalì a Matera e ha diretto l’omonimo emotional film in cui descrive il corpus di opere d’arte della Dalí Universe esposte nella mostra “Salvador Dalí – La persistenza degli opposti”, attualmente a Matera.

Rossella Montemurro

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