Diffidate delle apparenze. Sempre. Franco Toro è bello, smanioso di successo, accecato dal denaro. Però è anche tormentato, custodisce un passato terribile.

Oggi è un “prostituto”, un escort, un callboy, un sexworker. Ogni notte, ligio al lavoro, vende il meglio di sé. Si accompagna a ragazze e donne – annoiate, fedifraghe, in cerca di emozioni forti.

Franco Toro. L’uomo più bello del mondo (Catselvecchi editore) è il titolo del nuovo romanzo di Dario Neron: un personaggio pieno di sfumature e contraddizioni – dolce, avido, sensuale, arrogante, egoista.

Dolce quando è con Esse, da soli si trovano alle prime armi con le domande e le incertezze dell’amore. E, sul fronte opposto, quello principale dove si svolge la trama del romanzo, il giovane Franco, cosciente dei propri errori e degli sbagli commessi, senza trovare la forza, o la voglia, di correggerli, vivendo in una città satura di distrazioni dove, proprio grazie a questi errori, piovono soldi.

“Come foglie disperse abbiamo trovato la nostra via e ci siamo incontrati sulle correnti di un fiume cristallino, scendendo a valle senza mai toccare il fondo. Abbiamo attraversato le montagne tortuose, sconfitto le nevi e il disgelo preservando il nostro verde vitale. Percorrendo le docili pianure fra soffici colline nella tiepida calma dello scorrere pomeridiano, lento e pensieroso, senza mai perderci di vista. Poi il fiume è sbiadito in un delta dalle immense dimensioni e sulle creste di onde che ci hanno trascinato fuori, mal largo, nel vasto sconosciuto, i nostri steli hanno lasciato la presa e le correnti dell’oceano hanno raccolto il nostro destino. Ci siamo persi allo stesso modo in cui ci eravamo trovati. Come foglie sull’acqua che il tempo ha separato e soltanto il tempo potrà ricongiungere”.

Bello e dannato a neanche trent’anni, perso in un egocentrismo smisurato più per difesa che per convinzione, sbandato nelle notti estreme – cariche di eros e prive d’amore: eppure non ci sono descrizioni spinte ma scenari che riflettono la crisi dei valori, il narcisismo, le incognite del futuro che pesano come macigni sulle nuove generazioni.

Neron cambia spesso registro narrativo passando dal ritmo frenetico delle notti vorticose ma senza sentimenti, alla relativa calma dell’intimismo, dell’introspezione. Sempre, però, con uno stile accurato, che non lascia niente al caso e fa trapelare tutta l’irrequietezza di un personaggio difficile da dimenticare.

«Uscito dal nulla e avendo, come architetto paesaggista, poco da fare con il mondo della letteratura, sempre solo visto dalla parte di chi consuma, poter sbarcare con il secondo romanzo, da molti definito il più difficile – per una casa editrice storica come Castelvecchi editore, è un grande onore  – spiega Dario Neron –. Sento di aver raggiunto, se non un traguardo, almeno un arrivo importante. Non scorderò mai chi in questo mondo mi ha “buttato”, chi per primo ha voluto darmi una voce. Tuttora sono molto grato per la vittoria del Premio Inedito, che riconosco essere stata cruciale per l’inizio della mia carriera letteraria. Franco Toro, il self-made monster per eccellenza, è nato, nel 2020, sotto una stella meno fortunata. Ma forse, una stella nera, è quanto sta bene alle attitudini di un badboy».

L’autore è nato a Locarno a 11 giorni dalla fine del 1987. Figlio dei postumi della catastrofe di Chernobyl, si definisce un manovale della scrittura moderna a partire dal 2016.

Ha vinto nel 2016 il Premio Inedito – sezione narrativa, l’anno successivo ha pubblicato Doctor reset (il camaleonte edizioni, Torino), nel 2018 ha conquistato il terzo posto del Premio nazionale di poesia e narrativa Alda Merini – sezione narrativa e il primo posto nella sezione narrativa del Contropremio Carver.

Rossella Montemurro

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