Due donne agli antipodi, Lucia e Francesca, accomunate solo dall’essere madri. Lucia è la moglie di un manager, ha un buon tenore di vita ma il suo “fare” la mamma è preponderante rispetto alla femminilità. Femminilità che invece per Francesca, figlia di un noto e ricco dentista, è quasi una componente naturale: c’è infatti in lei una seduttività innata, una bellezza evidente che irrompe quasi con innocenza. Si conoscono appena, i loro figli vanno alle elementari insieme. Una mattina c’è un incidente in un’azienda chimica – dove peraltro lavora il marito di Lucia –, il dubbio è che si siano sprigionate sostanze tossiche e Francesca invita un gruppo ristretto di compagni della figlia con le mamme a trasferirsi nella sua villa in collina. Lucia accetta. Partono all’improvviso, lei e i suoi due bambini si ritrovano in una casa immensa: per una settimana, fin quando il pericolo sarà passato, rimarranno lì. I bambini potranno divertirsi durante il giorno, abbracciando uno stile di vita sicuramente più sano. Loro due, dopo aver fatto le mamme a tempo pieno, di notte potranno confidarsi. Tutto molto lineare, accattivante fino all’arrivo del misterioso Massimo e dei rispettivi mariti.

In Amare tutto (Einaudi) di Letizia Pezzali c’è quasi un identikit delle emozioni, descritte con precisione chirurgica. E c’è la voglia di osare, portando una trama a svilupparsi sul desiderio, le attese, le tensioni che sfociano in un cortocircuito della mente e in un esito per nulla scontato – perché quando si è troppo concentrati, ripiegati su sé stessi tanto da “dimenticarsi”, quasi, dei bambini, può accadere di qualsiasi. In Amare tutto la vita borghese, apparentemente invidiabile, svela tutte le sue crepe così come la famiglia, un nido tra luci e ombre ma anche una gabbia da cui è difficile uscire.

Letizia Pezzali, con indubbia raffinatezza stilistica, non è nuova a storie forti, intriganti, con personaggi che sembrano tutto sommato inoffensivi salvo poi virare in meandri pericolosi e sconosciuti.

L’autrice è nata a Pavia nel 1979. Il suo primo romanzo, L’età lirica (Baldini & Castoldi 2012), è stato finalista al Premio Calvino. Per Einaudi ha pubblicato Lealtà (2018), i cui diritti di traduzione sono stati venduti in otto lingue.

Rossella Montemurro

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