giovedì, 25 Luglio 2024

“Mettersi nei panni degli altri è sempre un esercizio difficile, ma andare a segno, entrando nella testa di Bruno, è una sfida impossibile.

Dentro i pensieri di chi sta iniziando a impazzire non c’è posto per nessuno. A volte nemmeno per il diretto interessato.

Quanto agli altri, per vicini che siano, possono solo guardare.”

Non è mai facile scrivere di malattia mentale, trovare i toni giusti, riuscire sia a non essere scontati, a non banalizzare, sia a non calcare la mano. In Abbassa il cielo e scendi (Mondadori) Giorgio Boatti racconta lungo cinquant’anni la storia del fratello Bruno, schizofrenico. Mezzo secolo, a partire dal Dopoguerra, di camere grigie di vecchi manicomi dove l’elettroshock era di casa, di tentati suicidi, della legge Basaglia, dei centri di igiene mentale e del disorientamento e della solitudine delle famiglie spesso ai margini, proprio come i loro cari da sempre messi da parte, esclusi da una società probabilmente ancora oggi non in grado di accoglierli al meglio.

Abbassa il cielo e scendi è un libro toccante in cui la malattia mentale, quella “fissità” in eterno movimento nella quale si rincorrono voci, allucinazioni e disperazione, si lega a quel che intanto accade in Italia – dal tramonto del mondo contadino al boom delle città operaie, dal terrorismo agli anni da bere, e poi l’età delle famiglie che si disfano e il “ritorno al privato”, Internet, il lavoro precario.

Boatti travolge perché non ha paura di andare a fondo, di ammettere le difficoltà attraversate – “(…) Una famiglia, quando viene investita da quello che ci sta capitando, si incrina. È un terremoto. Sotto ci starà col cuore in allarme. Si vivrà, sì, ma ciò che resta non è più una famiglia. (…)” – e quel senso di resa, di smarrimento in cui ci si trova in queste situazioni.

Quando Bruno decide di lasciare il paese per studiare in seminario, nessuno si accorge del caos che popola la sua mente. Il primo tentato suicidio, il ricovero, un padre che pian piano si ripiega su sé stesso, mille domande sul passato (perché, si chiede l’Autore, il padre non ha mai detto che anche sua madre, la nonna di Giorgio e Bruno, aveva disturbi mentali?), la ricerca di un significato e, intanto, quasi l’incapacità di affrontare il tutto.

“Anche se custodito dagli psicofarmaci, le voci non hanno cessato di parlargli dento la testa. Decine e decine di voci diverse, che intervengono su ogni aspetto e gesto e sensazione del suo vivere quotidiano. Cambiano tonalità. Età. Sesso. Accento e pronuncia. Sono estremamente espressive. Sono voci ma è come se fossero volti – o maschere”.

Fortemente intriso di religione – fitte le prime pagine, poi ogni capitolo, fin dal titolo, rimanda ai Salmi –, Abbassa il cielo e scendi è un libro emotivamente forte. La trama, con la sua base di autenticità, risalta ancora di più per lo stile dell’Autore, colto e introspettivo, e per il suo immenso coraggio a buttar fuori la fragilità di Bruno. Da leggere, senza alcuna remora.

Giorgio Boatti è nato in un paese della Lomellina, al confine tra Lombardia e Piemonte. Giornalista e scrittore, ha lavorato in diverse città. Ora vive a Torre d’Isola, nel parco del Ticino, in una vecchia cascina accanto al fiume. Esperto di servizi segreti e intelligence è autore di numerosi libri su vicende italiane. Da Mondadori, La terra trema. Messina 28 dicembre 1908 e Bolidi. Quando gli italiani incontrarono le prime automobili. Da Einaudi, Piazza Fontana. 12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta e Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini. Negli Oscar Mondadori verrà ripubblicato anche il suo Sulle strade del silenzio. Viaggio per monasteri d’Italia e spaesati dintorni.

Rossella Montemurro

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