“Quando avevo 8 anni mia nonna mi raccontava la sua storia, la storia tragica del massacro degli armeni, avvenuto cinquant’anni prima. Ero la sola ad ascoltarla, affascinata e sconvolta. Mia madre era molto contrariata quando ci trovava in lacrime, una nelle braccia dell’altra: la farai impazzire, questa bambina! Ma dal racconto di mia nonna emergeva una giovane donna colta, bella, raffinata e libera. Vorrei condividere con voi quel racconto”. Così Anny Romand consegna ai lettori una storia, Mia nonna d’Armenia (Le Lepre Edizioni) che in questi giorni si tinge di nuova drammatica attualità.

 Anny Romand attrice, scrittrice, traduttrice e fotografa, ha preso parte a serie televisive e a numerosi film con registi del calibro di Jean-Luc Godard e Manoel de Oliveira. Per la casa editrice Actes sud ha tradotto alcuni libri di Alan Ball. Nel 2006 ha ideato Une Saison de Nobel, serate di incontri letterari dedicate ai premi Nobel per la letteratura. Nel 2015 ha pubblicato Ma grand’mère d’Arménie, tradotto in svedese, armeno e italiano. Nel 2018 ha pubblicato in Svezia Le Silence avant l’effroi, éditions Elisabeth Grate, pubblicato in francese da Serge Safran ed. nel 2020.

 La forza di una donna e gli occhi di una bambina possono andare oltre l’orrore?

Questa la domanda della Lepre che immediatamente inquadra questo piccolo libro: un po’ diario un po’ autobiografia. Mia nonna d’Armenia nasce come risposta al caso quasi il bisogno catartico di una tragedia che vuole essere raccontata per non essere dimenticata. Mentre la Romand riordinava le cose di famiglia, nel 2014 scopre un quaderno di settanta pagine di cui non sapeva nulla. Scritto da sua nonna nel 1915 in armeno, francese e greco, racconta il viaggio di un gruppo di donne e bambini armeni sulle strade dell’Anatolia, verso il deserto e la morte.

 “[…] Di fianco scorreva sempre il fiume, lunghissimo. In ogni momento pensavamo che ci avrebbero buttate dentro. Nel fiume avevano scaraventato due carretti pieni di bambini piccoli. Questa scena ce l’avrò sempre davanti agli occhi, non riesco a togliermela dalla mente e non penso che ci riuscirò mai. Vedendo i corpicini di quei piccoli in acqua, le braccia, le gambe che ancora si muovevano, sono rimasta completamente sconvolta, e ancor più quando ho visto quei mostri guardarli con un sorrisino sarcastico. Oh Dio mio, ti scongiuro lasciami vivere per vedere quegli infelici vendicati”.

 Nel libro vengono pubblicati alcuni estratti di quel quaderno che si alternano con le conversazioni che l’autrice aveva con la nonna che l’ha cresciuta.

“[…] L’umanità cerca ogni mezzo per ridare vita ai morti, mentre altrove migliaia di innocenti vengono calpestati da mostri. Invece di resuscitare i morti si dovrebbe assicurare ai vivi di restare in vita, anziché pensare ognuno solo alla propria”.

 Confrontando il ricordo di quelle conversazioni con le terribili descrizioni del quaderno, Anny Romand rivive l’infinito dolore degli Armeni, filtrato attraverso gli occhi di una bambina. L’innocenza di fronte all’orrore.

 Mia nonna d’Armenia è un romanzo, impreziosito dalla prefazione di Dacia Maraini, che unendo i ricordi di una bambina e l’esperienza della nonna è un amorevole grido e invito a vivere nella consapevolezza che la memoria, anche se a volte dolorosa, è l’unica arma contro l’oblio di orrori che non dovrebbero più ripetersi. Sarà in libreria alla fine di ottobre.

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