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“Legare il sociale alla
musica è sempre bello. Stasera canterò “I bambini fanno oh” assieme a tutti i
bambini che hanno delle piccole, grandi e gravi disabilità. Subito dopo farò il
mio concerto, toccherò i miei temi. Siamo sotto Natale, sarò un pochettino più
leggero”.


Lo ha affermato nel
pomeriggio il cantautore Giuseppe Povia, special guest della festa della
Solidarietà “Dritti al Cuore”, promossa al teatro Duni di Matera dall’Associazione
Amici del Borgo in collaborazione con il CSV di Basilicata. 

Sei
da tempo nel mirino degli haters. Ti hanno etichettato razzista, omofobo, nazifascista.
Ti senti più vittima o carnefice?

“In realtà parto da vittima,
poi divento carnefice. Tutto ciò mi fa ridere perché con l’attuale situazione
italiana dove c’è una profonda crisi, queste persone ti attaccano sugli argomenti
che tu tratti in musica. E’ inattaccabile il disco, è inattaccabile quello che
dico. L’Italia vive un periodo di disoccupazione e una grossa delocalizzazione
delle aziende che spostano le sedi all’estero. Le cose sono sotto gli occhi di
tutti, io le traduco in musica. Traduco in musica il sociale. Diventando divisivo
crei e spacchi un’opinione, crei un’opinione e la spacchi. Dai giovani me lo
aspetto, magari ti prendono in giro, dicono parolacce con un’insolita
terminologia – razzista, fascista, omofobo. Gli adulti si fermano al titolo e
non ascoltano né quello che canti né quello che dici”.

“Nuovo
Contrordine Mondiale” è un disco estremamente impegnato, ti sei messo a
studiare per poter scrivere queste canzoni.  Quando hai iniziato, i tuoi erano soprattutto
brani d’amore, in alcuni c’era l’attenzione verso il sociale; però la politica,
l’economia e la finanza le ritroviamo qua. Da dove nasce questa voglia di impegnarsi?

“Succede durante il
percorso. Al Premio Recanati – il cantautore lo vinse nel 2003, è l’attuale
Musicultura, ndr – cantai “Mia sorella”, un brano che parla dei disturbi
alimentari. Non mi sono mai staccato dall’essere un osservatore attento di quello
che succede. Ormai da dieci anni seguo l’economia, il dibattito della finanza,
il revisionismo storico al Sud – siamo a Matera, una delle città più antiche del
mondo ma ancora non c’è il treno direbbe Pino Aprile. Ho cominciato a seguire
il dibattito sull’utero in affitto, sul fatto che magari questo grande potere
oltre che finanziario anche culturale cerca di distruggere l’identità ai
bambini. Se riescono a convincere un maschio che è una femmina e una femmina
che è un maschio, da bambini, possono vendergli qualunque cosa. Il potere ci
vuole tutti un po’ confusi, manipolabili. Ho cominciato a seguire queste cose e
ho fatto un disco. Ritornando al discorso di prima, quando tocchi il sociale, quando
la finanza, l’economia, i sistemi monetari che fan girare il mondo è ovvio che
crei una spaccatura, diventi divisivo. E’ divertente anche trovarsi preparato
nei dibattiti perché la preparazione ti aiuta”.

Cosa
c’è nel futuro di Povia?

“Ho intenzione di fare un
ultimo album, per ora. Poi ho un piano che non svelo. Toccherò ancora delle tematiche
sulla linea di Nuovo Contrordine Mondiale perché voglio approfondire temi come
il cambio fisso – l’euro non si può svalutare, non si può decidere il tasso di
cambio; la Serenissima, la grande Repubblica di Venezia che ha subito lo stesso
danno del Sud – un pò meno perché in Veneto si sta meglio. Scriverò un pezzo
sulla Cina sulla tech, sull’intelligenza artificiale. Come dice Paolo Barnard,
uno dei giornalisti che seguo, sta arrivando in Italia e nel mondo un altro
pianeta, una piattaforma: si chiama blockchain, anche la moneta sarà
artificiale, sparirà il contante. Sembrano complotti ma è già quasi così.

Saranno altri pezzi
sociali, userò anche l’ironia. Sarà un disco di una decina, dodici pezzi. Lo promuoverò
come ho fatto quest’anno, sempre a rimborso spese d’inverno nei posti chiusi. Ho un piano, dopo, perché tanto questi argomenti interessano a pochi, fondamentalmente
gli italiani ancora vivono nel benessere, non si accorgono di nulla”.

Rossella
Montemurro

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