Povia a Grassano con il DivertimenTour protagonista indiscusso del palco. Il cantautore si racconta: dalle provo-canzoni alla ricerca di Omero

Foto Sandro Quarto
 

Istrionico, con una gestualità ipnotica, protagonista indiscusso del palco. In jeans, camicia bianca e a piedi nudi, per due ore e mezza Giuseppe Povia, ospite musicale dei festeggiamenti di Sant'Innocenzo e San Rocco a Grassano con il suo DivertimenTour targato Italia Eventi srl, ha letteralmente catturato il pubblico. 
Una platea eterogenea, composta in prevalenza da gente di trenta e quarant'anni, che ha raggiunto il cantautore da ogni parte della regione (in tanti provenivano di Potenza e provincia). Una vera e propria festa con la band nella quale sono stati una ventina i suoi brani, oltre ai pezzi di Pino Daniele, Edoardo Vianello, Rino Gaetano, Enzo Jannacci e un emozionante omaggio a Pino Mango con "Amore per te".

 
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"I bambini fanno oh", il brano di punta di Povia (vincitore morale di Sanremo 2005) ha aperto e chiuso il concerto che, ha sottolineato, più che da canzoni è composto da provo-canzoni: "Le dedico alle mie bimbe perché vorrei che crescessero in un mondo meno addormentato. Vorrei trasmettere attraverso le canzoni la mia vicinanza ai diritti dei più deboli, i bambini".


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A seguire "È dura", "È vero", "Anche no" – tutti e tre con arrangiamenti nuovi e molto ritmati -, "La soglia del tre" – da “NuovoContrordineMondiale -, "Vorrei avere il becco", brano quest'ultimo, con cui ha vinto Sanremo nel 2006 - una vittoria dedicata ai suoi genitori che stanno insieme da 53 anni: "La famiglia è una cosa importante, è fatta di carne e sangue, non solo di momenti di felicità. “Vorrei avere il becco” è una canzone dedicata ai nonni, ai bisnonni e a tutti quelli che hanno onorato la Costituzione del '48. Spunto, questo, che ha introdotto "Al Sud" (presentata per gareggiare al festival della Città dei fiori, otto anni fa, senza però essere selezionata).


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Quando è la volta di "Emozione", una delle tracce di "Centravanti di mestiere" ha chiamato dal pubblico, accanto a lui sul palco, una signora che lo segue da tempo. Un momento toccante che si è concluso con una delle massime di Povia, ben in evidenza su uno dei grandi cartelli alzati verso la platea: "Sorridi tanto è uguale".

Per introdurre "Cameriere", il brano che anticipa l'uscita del prossimo cd, ha ricordato di aver fatto il cameriere per 20 anni, un lavoro che gli ha consentito di coronare il sogno di cantare senza dover pesare sulla famiglia: "Servendo ai tavoli ho capito che non siamo al mondo solo per far star bene noi stessi ma anche per far star bene".


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Con "Zoccoli" ha ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che per lui "la vera tendenza è andare in controtendenza" per poi rivolgersi, lanciando "T'insegnerò" a tutti quelli che "avrebbero voluto e non hanno potuto essere genitori e a chi avrebbe potuto e non ha voluto".

"Spettinata", invece, è per quante "non sono spettinate nei capelli ma nella vita. Come me, e si vede".


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Dopo "Chi ha peccato", un tuffo nelle canzoni intramontabili, strizzando l'occhio a Battisti con "Dieci ragazze" ("Anche se io canto da schifo,  ha ironizzato - però ci metto il cuore") e ad altri cantanti che hanno scritto successi a cavallo degli anni Sessanta e Settanta.

Con "Cioè" e "Ma tu sei scemo" termina la parentesi della leggerezza e iniziano i brani che invitano a riflettere. È il caso de "La verità" portato a Sanremo nel 2010 e dedicato a Eluana Englaro. 

"La stampa – ha raccontato - disse che era un inno all'eutanasia. Non sapevo neanche cosa fosse l'eutanasia. Ho la terza media, trovai il termine sul vocabolario. Non è assolutamente così. Sono molto credente e secondo me gli atei non esistono perché quando l'aereo inizia a cadere tutti pregano". 

Poi è la volta di "Maledetto sabato": "Nel '92 ho fatto un incidente stradale con il mio miglior amico, Francesco. Facevamo uso di alcol e anche di altro. Ho avuto relazioni sociali complicate, sono cresciuto ascoltando i Nirvana, i Pink Floyd, cantanti bravissimi ma discutibili per stili di vita. A 85 km orari, una velocità stupida, Francesco è morto sul colpo. Alcuni discografici volevano fare di “Maledetto sabato” una hit ma non me la sono sentita. Sono sicuro che quando la canto Francesco mi guarda". 

Dopo il cartello "La vita non si gode, si vive"' si è passati a "Luca era gay", una canzone che al cantautore ha chiuso diverse porte: "Vorrei dire a certa gente che la libertà che tanto predicano o è un valore per tutti o per nessuno”.

Del resto, “non importa ciò che sei, importa ciò che vuoi”.

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Terminati i ringraziamenti di Mario Lapacciana del Comitato Feste di Sant’Innocenzo e San Rocco - Comitato presieduto da Don Carmine Rotunno -, Povia ha concluso con “I bambini fanno oh”, invitando a tenere i cellulari alzati e con le luci accese per poter registrare un video per i piccoli ricoverati negli ospedali pedatrici, e "Alleluja"

L’intero concerto è stato caratterizzato dall’imponente e tecnologica scenografia di Italia Eventi srl guidata in modo eccellente da Ugo Valicenti e Beppe Passarella. In tempo reale le immagini del pubblico venivano proiettate alle spalle del cantautore creando un mix avvincente.
 
 
 
Sul palco, con una sintonia incredibile, la deliziosa Anna Magno (violino, voce), Carlo Di Gilio (chitarre), Nunzio Laviero (basso, sax) Antonio Laviero (piano), Graziano Pennetta (batteria). Povia non ha dimenticato di ringraziare, oltre Valicenti e Passarella (“professionisti instancabili”) anche Totò Ragno (mix sala) Gaetano Palazzo (mix palco) Daniele Migliarino (regìa) Lello Uva (luci, effetti), Sandro Quarto (foto), Rocco, Ciccio, Peppe e Felice per la costruzione del palco e la sua preziosa addetta stampa, Marzia Boni.
Poco prima dell’una e per oltre un'ora non si è risparmiato a foto, selfie e autografi con i fan dimostrando un’eccezionale empatia e confermando di essere uno dei pochi - se non l’unico -  grande artista italiano che alle doti professionali unisce doti umane spesso rare in cantautori del suo livello. Per lui, come ha confidato nel backstage, anche a seguito della scelta di autoprodurre i suoi cd, “non è una scalata è un'arrampicata. Avrei una marea di altre idee ma ho bisogno di fare televisione”.
Però, forse, c’è nell’aria un nuovo brano con sfumature elleniche: “Tra i temi che vorrei affrontare in musica c’è l'Odissea perché i greci rappresentano il popolo più intelligente sulla terra. Mi piacerebbe leggerla e magari dare un'interpretazione diversa”.
Penetrante e mai banale, il Povia-pensiero a Grassano alla fine ha messo d’accordo proprio tutti, anche perché “Solo chi sogna vive due volte”.
Rossella Montemurro
 

Foto Sandro Quarto