Sul supplizio della crocifssione: “Vergogna”. Riflessione del professor Nicola Incampo


Riceviamo e pubblichiamo dal professor Nicola Incampo, Responsabile Regionale della Conferenza Episcopale di Basilicata per l’IRC e la Pastorale Scolastica:

“La croce era la massima vergogna, la morte più sofferente e la più ignobile. Eppure, da quando hanno crocifisso Gesù, quella stessa croce è diventata la chiave di volta della storia. Quel Giusto, che diceva di essere il figlio di Dio, accettò la tortura, lo scherno, la crudeltà, gli insulti, sofferenze tutte immani, senza mai smettere di amare gli amici e perdonare i nemici, insegnando al mondo che il bene ha sempre l’ultima parola sul male e che c’è vita anche dopo la morte.

Perché proprio la crocifissione?

La crocifissione era, al tempo dei Romani, una modalità di esecuzione della pena di morte.

Si trattava di una vera e propria tortura ed era talmente atroce e umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano.

Potevano essere crocifissi solo i sovversivi, gli stranieri e gli schiavi.

Normalmente la crocifissione veniva preceduta dalla flagellazione proprio per rendere il patibolo ancora più straziante per il condannato.

Ci domandiamo: “quando è nata” la crocifissione?

Il supplizio della crocifissione è molto antico e le sue tracce si perdono, letteralmente, nelle nebbie della storia: fu utilizzato da Assiri, Fenici, Cartaginesi, Persiani, Greci e Romani. In alcuni casi si trattava propriamente di crocifissione, mentre in altri si tratta di varianti di impalamento.

Nel mondo romano, era nota come la morte infamante riservata agli schiavi.

Tale supplizio resta tristemente in auge presso i Romani fino a Costantino, nel IV secolo; poi viene abolita proprio in nome di Cristo.

Le croci potevano essere alte o basse, i piedi del condannato potevano essere a pochi centimetri dal suolo e quindi esposti alle bestie, o alte per essere bene in vista anche da lontano.

È interessante sapere che gli Ebrei del tempo di Gesù conoscevano la crocifissione romana, che subirono in un gran numero di occasioni. Mai, tuttavia, la praticarono: la crocifissione non è una pena giudaica.
Il supplizio della crocifissione è però, come già detto, molto più antico dei Romani e non sempre è legato a una struttura a croce. Il condannato era talvolta legato a un singolo palo, talaltra a una struttura a V rovesciata.

Lo scopo era peraltro sempre lo stesso: dopo una lenta agonia, provocare la morte, che interveniva per soffocamento determinato dalla compressione del costato (a tale scopo, di solito le gambe del condannato erano spezzate con una mazza o un martello), oppure a causa di collasso cardio-circolatorio.

Si presume che, in alcune occasioni, la morte intervenisse a seguito della combinazione di tutti e due gli aspetti. Alcuni documenti antichi parlano di crocifissione già all'epoca dei babilonesi”.