Quando nella scuola, secondo il preside, non si può pregare. Una riflessione del prof. Nicola Incampo


Riceviamo e pubblichiamo dal prof. Nicola Incampo, responsabile dell’area IRC del sito www.culturacattolica.it:

“Dopo Palermo Caltanissetta.
Questa volta in una scuola secondaria.
Al Preside non piace che gli alunni spontaneamente decidono di iniziare la giornata con una preghiera.
Che grande delitto!!
Nella scuola non si può pregare, secondo il preside.
L’editoriale di “La Civiltà Cattolica”, numero 3637 del 5 gennaio 2002 dove tra l’altro si dice: “Non si rende un buon servizio [al nostro Paese] quando si tenta di privarlo dell’eredità cristiana, perché il cristianesimo – lo si voglia o no – ha permeato tutta la storia, le istituzioni sociali, il diritto, la letteratura, l’arte del nostro Paese e perfino il carattere, il modo di pensare e di sentire dei suoi abitanti” (pagina 8) e poco sopra aveva affermato: “In realtà il pericolo che corre il nostro Paese è quello della perdita di una parte essenziale della propria identità spirituale e culturale”.
L’attenzione al pluralismo culturale e religioso oggi di fatto esistente nella nostra nazione, e non solo in essa, deve favorire non soltanto un atteggiamento di tolleranza ma anche capacità di dialogo con chi culturalmente e religiosamente è da noi diverso e la scuola non può non essere sensibile a sviluppare un clima di tolleranza e di dialogo nella reciproca conoscenza”.